Storie d’acqua e di uomini
LA VIA DEI MULINI

Passerelle sulla Via dei Mulini
Passerelle sulla Via dei Mulini
nei pressi dell’ex molino da
grani di Cencio Ciae

Lasciandosi alle spalle il centro di Cison, si risale
il percorso della rujea, oltre il ponte dei Sassi,
entrando nel borgo Capretta Mugnai, dove l’acqua
della canaletta, che scorre in questo tratto sotterranea agli edifici dell’ex latteria, in passato dava energia idraulica a diversi opifici e nell’800 a una latteria e a una segheria.
Usciti dal borgo e lasciato a destra l’edificio dell’ex
follo, si cammina ora in vista della rujea a sinistra,
e dopo alcune chiuse e attraversamenti si raggiunge
il lavatoio “dai Salton” in vista del ponte sul Rujo di
Campo Molino; si è quindi in località Bosc de Fol-
Maritera, dove salendo a destra della rujea tra le case
dei mulini Moret, si trova un ampio lavatoio davanti
all’ex mulino Fiorin con l’unica ruota superstite;
tenendo la destra si passa di fianco ai ruderi di un
antico follo, che fu poi fabbrica di cappelli, e quindi
si procede sul ciglio della canaletta, superando prima
un affluente del Rujo e poi il Rujo stesso, sostenuti da
due passerelle, negli stessi punti in cui la canaletta
prosegue verso due ponti-canale (quello più a monte
ricostruito). Dalla seconda presa sotto i mulini di

Ponte Canale sul Rujo nei pressi dell’ex molino da grani di Cencio Ciae
Ponte Canale sul Rujo nei pressi dell’ex molino da grani di Cencio Ciae

Cencio Ciae, l’itinerario Via dell’Acqua ritorna sui suoi passi per ridiscendere sulla sponda destra del Rujo, mentre il percorso della Via dei Mulini continua, risalendo il torrente, in questo tratto divenuto più impervio e attrezzato quindi con passerelle, staccionate e scalini in legno.
Raggiunto il guado ci si porta di nuovo sulla sponda destra del Rujo osservando verso nord-ovest l’imponente ponte-canale a tre arcate su cui scorre la rujea; da qui in breve si giunge al lavatoio di S. Silvestro, e dopo poche decine di metri alla omonima chiesetta, documentata dal 1224 e abbellita da opere del cisonese Egidio Dall’Oglio.
Per ridiscendere verso il paese, si può tornare sui propri passi fino a raggiungere il ponte-canale sotto i mulini di S. Silvestro, da dove si riprende la Via dell’Acqua, che da qui continua in destra del Rujo. Giunti al ponte dei “Fiorin”, si attraversano le case di Campo Molino, fino alla fontana-abbeveratoio ricostruita e da qui l’itinerario della Via dell’Acqua prosegue verso il castello Brandolini.

I giovani di Cison sulla “spiaggia” del “Bujon del Gal” nel 1956
e momenti di festa durante l’annuale manifestazione del 25 aprile
“Il Bosco Incantato sulle Vie dell’acqua”

installazione artistica di fiori e farfalle di legno sul letto del rujo
Installazione artistica di fiori e farfalle di legno sul letto del rujo

Si prosegue rasentando a destra il vecchio muro d’ar-
gine del torrente, in un tratto in cui la valle è ancora
abbastanza aperta, prima di entrare in “canal”; la prima
passerella si trova in corrispondenza di una stretta inci-
sione nella roccia, appena a valle di una serie di cascatelle
con bacini naturali modellati sulla roccia. Rimanendo
sulla destra idrografica si raggiunge la piccola valle che
ospita il “Bujon del Gal”, formato da tanti piccoli invasi
scavati dall’acqua sul fondo del torrente, in questo tratto
meno ripido; sfruttando questa particolarità, i giovani di
Cison hanno costruito per molti anni un sbarramento in
legno e sassi che creava un bacino più ampio e profondo circondato da una rustica spiaggia sull’erba.

genziane tra i fili d erba dei prati adiacenti alla via dei mulini - Dafne Odorosa – Fiore di San Daniele (Daphne cneorum L.), Genziana di Clusius (Gentiana clusii L.)
Dafne Odorosa – Fiore di San Daniele
(Daphne cneorum L.),
Genziana di Clusius (Gentiana clusii L.)

Il sentiero ha inizio presso il lavatoio di S. Silvestro e
coincide con il termine della Via dei Mulini, con la
quale ha in comune il primo tratto fino al guado sul Rujo.
Lasciata la strada sterrata sulla destra, sopra il primo salto
di roccia si nota la briglia all’altezza della quale l’acqua
della corrente viene raccolta e deviata nella prima presa
della rueja.

Il Grande Faggio sulla Via dei Mulini - Fagus sylvatica L.
Il Grande Faggio sulla Via dei Mulini (Fagus sylvatica L.)

Superata la seconda passerella che porta al di là del bujon ci si trova a camminare su uno stretto passaggio obbligato; qui il Rujo è costretto a svoltare bruscamente da un ripido costone roccioso, da cui si è staccato un grande masso che oggi giace sul letto del torrente.
In successione si attraversano altre tre passerelle costruite in corrispondenza di altrettanti guadi nei pressi di tre briglie. Raggiunta la sponda sinistra, si incontra lo splendido esemplare di faggio ramificato appena sopra il terreno. Da qui, salendo il fianco boscoso di un’ultima curva del Rujo, si sbuca sul grande prato a sud del Piazzale degli Alpini, da cui si può ammirare l’anfiteatro roccioso che conclude la valle del Rujo: da sinistra Cima Vallon Scuro (1286 m.), Crodon del Gevero (1254 m.) e Cima Agnellezze (1185 m.).

L’ACQUA E LA NATURA

l breve ma irruente percorso del Rujo si svolge a partire dai profondi canaloni sovrastanti la sorgente del Pissol; gran parte dell’acqua raccolta dal bacino montano non rimane in superficie a causa del terreno carsico, ma riaffiora più a valle in piccoli e perenni fontanei che vanno ad alimentare il corso d’acqua del Rujo. Il torrente nel suo tratto superiore fino al Bujon del Gal si fa strada tra i pendii formatisi nel Giurassico Medio, scavando le farinose dolomie biancastre.
Nel tratto mediano e finale l’alveo scava un largo solco nei depositi alluvionali di diversi periodi post-glaciali, che si allargano verso sud fino ai terrazzi wurmiani che delimitano la valle del Soligo.
Il regime delle acque risente di questa triplice struttura del terreno: nel caso di forti precipitazioni, l’acqua, raccolta da un vasto bacino imbrifero, raggiunge in pochissimo tempo il tratto centrale del torrente, scaricando a volte con esiti distruttivi tutta la sua forza a nord del centro abitato; nei periodi di magra invece le sorgenti alimentano il torrente, le cui acque rimangono in superficie fino all’altezza di S. Silvestro, per poi venire progressivamente assorbite dal terreno ghiaioso.
Il tratto del Rujo tra il Piazzale degli Alpini e i mulini di Cencio Ciae è quindi caratterizzato da condizioni ambientali particolari, diverse da quelle dei luoghi soprastanti (a est le pendici del versante del monte Pallone e a ovest la scarpata di erosione): innanzitutto un grado maggiore di umidità, indicato soprattutto dalla copiosa presenza. dell’ontano, di due vistose graminacee, la Descampsia maggiore e la Molinia (Deschampsia caespitosa e Molinia arundinacea) e, su piccole pareti e rocce, dal capelvenere: una piccola e graziosa felce, rara nelle Prealpi.
Un altro dato ambientale evidente è la concentrazione di specie arboree e arbustive in così poco spazio. Molti alberi sono stati piantati, specialmente nella prima parte del percorso, ma le specie autoctone prevalgono largamente su quelle introdotte, anche se ben inserite.
Così possono essere giudicate anche le piantagioni di faggio nella parete superiore del sentiero, che si aggiungono ad alcuni esemplari spontanei, uno dei quali non sfuggirà all’attenzione degli escursionisti per la meravigliosa ramificazione sviluppata da un tronco brevissimo.
Nelle radure si addensano gli arbusti fra i quali si dovrebbe curare la diffusione del corniolo che con l’estendersi del bosco va scomparendo dalle nostre zone. Fra le erbacee, deve essere segnalata, una stazione di isopiro (Isopyrum thalictroides), una piccola ranuncolacea non frequente, con fioritura di fine inverno.

LA STORIA E GLI UOMINI

particolare del mulino cencio ciae nella riproduzione di un antico catasto
I mulini di Cencio Ciae in una mappa del catastico del 1689 con l’antico percorso della rujea

L’acqua, qui a Cison, centro amministrativo dell’antica Contea di Valmareno, è stata legata per secoli in modo indissolubile alla famiglia dei conti Brandolini, investiti per meriti militari dalla Repubblica di Venezia di questo feudo fin dal 1436. Tale investitura garantiva una serie di privilegi, compreso “il dominio dell’acqua et ragion della pesca”. Il Rujo, con le sue irruenti acque e con la forza idraulica che da essa derivava, era stato per secoli utilizzato dagli artigiani del luogo.

foto d epoca del mulino Cencio Ciae
I mulini di Cencio Ciae in una foto di inizio ‘900

A partire dal ’600 i Brandolini, da “gente d’armi” divennero sempre più signori di terre, interessandosi più delle attività aziendali della loro contea e che non a percepire i proventi spettanti dal diritto delle acque.
Il Rujo ha segnato e condizionato in modo molto intenso la vita di Cison, in una lunga e mai sopita contesa con l’uomo, che ha cercato di disciplinarlo, di regolarne il flusso, di piegarlo ai propri bisogni, con briglie, le roste, con arditi muri di sostegno lungo la sponda destra, con ponti continuamente disfatti e rifatti. Rimane la memoria delle ruine, delle fatiche e delle paure provocate da queste acque a volte irruenti e capricciose, sottolineata in una breve descrizione dell’inizio dell’800: “il torrente Rujo ha il suo corso rapidissimo portando nelle torbide piene grossi macigni e porta i suoi gravi danni alle strade, al caseggiato ed alle campagne con estese rotte e corrosioni”; ma rimane anche la memoria dell’attività dei numerosi opifici, che hanno connotato e caratterizzato l’economia e la vita di un intero paese: attorno e a ridosso delle ruote di mulini, folli e magli, che nel corso dei secoli hanno subito spesso cambiamenti nel loro utilizzo, si sviluppavano le case di fabbri, mugnai, folladori, via via sempre più dense, andando a formare i borghi di San Silvestro, Campo Molino, Bosc de Fol-Maritera e Capretta Mugnai, nei cui nomi si riconoscono etimologie che rinviano all’attività di intere generazioni di famiglie, i Capretta, i Moret, i Fiorin, che hanno tramandato lungo i secoli uno dei mestieri più affascinanti e antichi, quello del mugnaio.
È solo immaginabile l’andirivieni frenetico di asini e muli carichi di sacchi di granaglie e farina, di panni, di gerle di carbone, il vociare indaffarato degli artigiani, degli abitanti dei borghi e dei mercanti che li frequentavano.
Attorno al Rujo ferveva un’intensa vita contadina: abbeveratoi per animali che scendevano al torrente, donne, piegate sui lavador, intente a lavare i panni e a raccontarsi storie di varia e quotidiana umanità.
Non mancavano anche i momenti di gioco estivo dei ragazzi che negli slarghi, i bujon, dove la corrente si
riposava, esercitavano una rudimentale arte natatoria e improvvisavano rustici “stabilimenti balneari” oppure una povera e furtiva attività di pesca.

L’ENERGIA E IL LAVORO

“Non servono le acque di questo torrente ad alcuna utile allagazione e servono per l’andamento di quattro molini a grano a due ruote per cadauno, di un’officina con maglio, di tre folli da panni i quali opifici però in tempo di eccessiva secità mancano della necessaria acqua e quindi restano inattivi”.

In queste poche righe (tratte da una descrizione di inizi ’800), in queste dodici ruote, distribuite nel breve tratto di un chilometro e mezzo, sono condensati secoli di storia, di fatica, di lavoro, di ingegno, di sapienze. L’alta densità di ruote, ben 12 nel 1827, fanno di questi borghi una tra le aree più interessanti dal punto di vista dell’archeologia industriale: si tratta di ruote “a coppedel”, a cassetta, piccole ma ad alta resa energetica, mosse dal peso dell’acqua del torrente, che alternava periodi di magra a piene devastanti.
Se inizialmente il livello dell’acqua nella parte alta del corso consentiva una derivazione diretta molto vicina all’alveo, per ovviare all’instabile regime torrentizio fu progettata a partire dalla fine del ’400 una roggia, la rujea, che da S. Silvestro portava l’acqua in quota agli opifici in sinistra idrografica, con una leggera pendenza, attraversando il Rujo stesso con un ponte-canale: un’opera di semplice ma sapiente ingegneria idraulica.
Quindi lo sfruttamento della forza motrice dell’acqua ha origini secolari in questa valle: la presenza di un mulino da grani a due ruote è già testimoniata in un documento del 1434 e nel 1519 risulta l’esistenza di un “follo de sora”, mentre in una tassa sui macinati del 1618 sono registrati ben tre mulini da grano a due ruote (dei Capretta in località “al follo” e dei Moret al “molin de sora” e “della calata”) oltre al mulino di S. Silvestro, al tempo dotato di una sola ruota.
Otto anni più tardi le ruote dei mulini risultano aumentate a nove, mentre nel 1666 i Brandolini costruiscono un nuovo follo, poco più a nord del “molin de sora”.
Le diverse attività hanno scandito per secoli la vita lungo il Rujo, fino ad essere dismesse nel corso del ’900 e di tutto questo passato resta solo la memoria, fragile, fissata e affidata a qualche rudere, all’acqua, che continua, nonostante tutto e tutti, a scorrere.

LA VIA DEI MULINI

mappa della via dei mulini

La situazione di degrado in cui versava la roggia dei mulini sul Rujo di Cison raggiunse il culmine nel 1983, quando il ponte-canale sotto i mulini di S. Silvestro crollò. Sull’onda di studi di storia locale avviati dal professor Danilo Gasparini, prende sempre più forma la volontà di recuperare le proprie radici attraverso la riscoperta dei luoghi della memoria. Nel frattempo, già nel 1994/95 la
Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane, cofinanziata dall’Unione Europea, approva il progetto di itinerario turistico denominato Via dell’Acqua. Ma i tempi della burocrazia non stanno al passo con l’entusiasmo risvegliato
dalla mostra del 1995 Storie d’acqua: la Roi di Cison, organizzata dal comitato nato lo stesso anno nell’ambito del gruppo culturale del Mazarol e così nel 1996 iniziano gli interventi di pulizia della canaletta a opera dei volontari;
finalmente nel luglio 1997 prende il via il progetto della Comunità Montana, con la ricostruzione del ponte-canale, compresa nel primo stralcio dei lavori.
Nel 1998 nasce l’associazione La Via dei Mulini, che tra i suoi scopi si propone la rivalutazione del sentiero con la riscoperta degli antichi opifici attivi nel passato lungo il Rujo di Cison. Fra il 2000 e il 2007 il percorso viene completato con finanziamenti dell’Unione Europea, della Regione del Veneto e del Comune di Cison di Valmarino.
Nel 2004 la stessa associazione La Via dei Mulini sostituisce parte delle passerelle. Dopo le alluvioni del 2010 e gli interventi di sistemazione da parte della Forestale, nel 2011 la manutenzione del sentiero viene affidata all’associazione Amici del Rifugio dei Loff.

© Copyright 2026
Associazione La Via dei Mulini ®
Circolo Culturale “Al Mazarol” ®
Coordinamento, testi e ricerca: Danilo Gasparini, Cristina
Munno, Alfonso Munno, Michele Potocnik, Sergio Stefani
Progetto grafico: Piero De Luca
Disegno e cartina illustrativa: Michele Potocnik
Fotografie: Archivio di Stato di Treviso, Associazione La Via dei Mulini, Lea Floriani, Cristina Munno, Paola De Biasi, Giovanni
Toffolatti, Maria Luigia De Luca.